PILLOLE DAL PASSATO N°7 – JEAN FRANCOIS CAUDRON

Oggi torniamo indietro di dieci anni nella stagione 2010/11. Nel Fassa di Coach Miro Frycer giocava un ala destra Franco-canadese di nome Jean François Caudron. In 37 partite ha collezionato 39 punti (16 goal e 23 assist) guadagnandosi il secondo posto nella classifica marcatori subito dopo Derek Edwardson (41 punti in 40 partite) mentre al quarto posto troviamo un certo Marty Wilford (26 punti) che attualmente è Assistant Coach per gli Anaheim Duck.
Dopo aver concluso la stagione con il Fassa Jean François si è trasferito in Francia dove ha terminato la sua carriera nel 2012 con il Briançon, squadra che milita in Ligue Magnus.

• Di cosa ti occupi adesso? Sei ancora coinvolto nel mondo dell’ hockey?

Dopo aver concluso la mia carriera sono tornato a Montreal dove ho iniziato a lavorare come general manager per Canlan Ice Sport. Gestivo insieme a 75 dipendenti un complesso sportivo di quattro stadi. Organizzavamo sia campionati giovanili che senior, camp e academy e tanto altro. Ho lavorato li per sette anni (2012-2019).
Negli ultimi due anni invece ho cambiato completamente carriera. Ho avviato una agenzia di collocamento per posizioni di rilievo. Non ha niente a che vedere con l’hockey. Io e i miei collaboratori ci occupiamo di reclutare manager, professionisti o specialisti adatti per le posizioni di rilievo disponibili presso le aziende dei nostri clienti.
Alleno la squadra di hockey di mio figlio Antoine che compirà 13 anni a maggio. Gioco solo per divertimento in una lega locale con i miei amici. Quest’anno però a causa della pandemia non abbiamo potuto allenarci. Non vedo l’ora di tornare sul ghiaccio!

• La tua stagione con il Fassa è stata la tua prima e unica stagione in Italia ma hai giocato per molti anni in Germania e hai finito la carriera in Francia. Ci sono delle differenze tra i vari campionati?

Lo stile di vita è completamente differente. In Germania vivevo in una città con 125 000 abitanti e era molto più facile muoversi e viaggiare. Mentre sia in Val di Fassa che in Francia a Briançon vivevo in piccoli paesi di montagna. Mi sono comunque trovato bene in tutti e tre i posti.
Il livello dell’hockey invece era abbastanza simile.

• Come tutti gli sport anche l’hockey cambia anno dopo anno. Hai notato qualche cambiamento da quando ti sei ritirato?

E’ difficile da dire come sia cambiato l’hockey da quando mi sono ritirato nove anni fa. Non posso dirti se l’hockey è cambiato in Europa. Adesso non sono niente di più di un fan che guarda NHL in televisione. Solitamente vado 4-5 volte l’anno a vedere i Montreal Canadiens dal vivo al Bell Center. Una cosa che ho notato è che il gioco sta diventando sempre più veloce. I giocatori che vogliono arrivare al top (NHL) devono allenarsi dodici mesi l’anno e lavorare sodo sulle loro abilità.

• Cosa ricordi della tua stagione con il Fassa? Hai qualche ricordo che vuoi condividere con noi?

Mi ricordo il giorno che sono arrivato in valle con la mia famiglia. Mia figlia Mia, che aveva 5 anni, ha vomitato per tutto il viaggio nel pulmino che dall’aeroporto ci ha portato fino ad Alba. Non era abituata ai viaggi così lunghi su strade di montagna e soffriva facilmente il mal d’auto. Ancora oggi, se pur in maniera più lieve, ne soffre durante i viaggi più lunghi.
Quello che ricordo maggiormente è la bellezza di Canazei. Onestamente, è uno dei posti più belli in cui sia mai stato. Ho molti bei ricordi anche della mia ultima settimana in valle. Siamo andati a sciare tutti insieme e credo che quella giornata sia una delle mie preferite.

• C’è una partita che ricordi più volentieri?

Non ho una partita preferita. Mi piaceva molto giocare le partite in casa.

• Chi era il compagno di squadra con il quale avevi più feeling sul ghiaccio?

Devo dire Derek Edwardson. Ho giocato con Derek anche in Germania lì non eravamo nella stessa linea ma in Italia siamo entrati subito in sintonia ed era facile trovarci sul ghiaccio.

• Ti senti ancora con qualche compagno di squadra?

Certo! Sono in contatto con molti miei vecchi compagni di squadra non solo della mia stagione con il Fassa ma di tutta la mia carriera.

• Due tuoi compagni di squadra, Diego Iori e Martin Castlunger (adesso è il capitano), stanno ancora giocando. Cosi ci puoi dire su di loro?

Ricordo entrambi. Diego era il capitano. Ho giocato in linea con lui per buona parte del campionato. E’ un gran lavoratore dentro e fuori il ghiaccio. E’ un giocatore da prendere come esempio per la sua etica!
Martin era molto giovane. Mi ricordo che aveva un buon pattinaggio ed era molto veloce. Ce la metteva tutta per migliorare ogni volta che entrava sul ghiaccio. Sono sorpreso di sapere che è diventato il capitano della squadra.

• Hai qualche consiglio da dare ai giovani che vogliono tentare la carriera da professionista?

La cosa più importante è divertirsi. Per diventare professionista si devono fare tanti sacrifici. Si deve avere grande disciplina anche nelle scelte che si fanno fuori dal ghiaccio. In sintesi, se si vuole farcela, bisogna lavorare duro non solo sul ghiaccio ma è importante anche amare il gioco. Se non ci si diverte allora è meglio scegliere qualcos’altro.

Come sempre ringrazio Jean François per il tempo che ci ha dedicato.
L’appuntamento è sempre lo stesso… ogni sabato alle 12:00 con Face-off.

Vanessa Ongari

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